Super Elastic Bubble Plastic
Small Rooms

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ETICHETTA: REDLED RECORDS / V2
CODICE: VVR1040562
DISTRIBUZIONE: EDEL

Track-List:

1) In John' Shoes
2) Rage Age
3) So Shy
4) Need A Gun
5) Feel Sleepy
6) Hold On
7) Guilty
8) Selfmade Popsong
9) 16 Bits Vs 16 Trks On 2"
10) Julie The Splinter
11) Grace Is LostDouble party


Credits:

Recorded @ Blocco A – Padova and @ Natural HeadQuarter – Ferrara by Giulio Ragno Favero February/March 2006
Mixed and mastered @ Natural HeadQuarter by Giulio Ragno Favero except "16 Bits vs. 16 Trks on 2"" by Max Stirner
Paolo Mazzacani plays piano in "Hold On" and sings in "Hold On", "Feel Sleepy" and "Guilty"
Giulio Ragno Favero plays guitar here and there
Artwork by Micheleangelo @ www.superexpresso.com
All songs by Super Elastic Bubble Plastic - All lyrics by Gionata Mirai

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Se The Swindler era il braccio armato, Small Rooms è il mandante.

Piccole stanze. Affollate. Tenere e familiari. Stipate e soffocanti E’ da lì che si riparte. Come un abbraccio troppo lungo. Il calore svanisce mentre cresce il disagio e l’urgenza di liberarsi. Un salotto di modernariato in cui i ricordi vengono risucchiati e lavorati da artigiano. Nutrirsi di tragedia e limare gli spigoli pericolosi. E rendere la corona. Stanze piccole, soffitti bassi affollati di gente, del loro abbacinante ricordo, di consapevolezza, di vite prese a calcinculo. Tutto ripreso in magenta da super 8. Uno schiaffo e l’obiettivo sbanda sulla finestra. Fuori un uomo canta seduto vicino ad un cassonetto. E’ lercio e spacciato ma ha un sorriso che non avrete mai. Odiare Dio e le sue vie. Odiarlo per quello che ha fatto. Lui probabilmente non lo odia più, lui ha quel sorriso e canta. Stanze piccole e soprammobili, la polvere dà il tatto al tempo che è passato. Roba vecchia che non butti, che torna in mano e, no, non sei cambiato poi tanto. Occhiaie e ghigno a parte.
Small rooms è quello che si è soliti definire “un disco di canzoni”. Nato capricorno, cocciuto bombardiere. Non è il concerto furibondo a cui avreste sempre voluto assistere, non è The Swindler epilettico e svergognato, sporco e urgente da pentirsene per quanto è stato confessato.
Small Rooms fa un passo indietro. Prende le distanze. Ti sfida. Ha la faccia dell’avversario.
“Faticherai con me, bello!”.

Se The Swindler era il braccio armato, Small Rooms è il mandante.

Non grida, la voce non gli trema, scandisce bene le parole, una ad una, in modo che nessuno le possa scordare, che non resti solo l’ansimare, la gola arsa, la notte davanti. Small rooms la notte ce l’ha dietro, l’ha già vista, troppe volte e la racconta.
E’ di notte qualcuno se n’è andato ed è impossibile stare a sentire le fregnacce degli accademici in preda ad onanismi estetici, in vena di giocare a “indovina chi”. O di fare una bella caccia alle differenze da Settimana enigmistica. E’ per la notte che lei ti ha chiesto di restare. E stato di notte che la follia ha rotto gli argini.
Era di notte che lui la picchiava, era di notte che fumando si consumava nervosa l’attesa che qualcosa accadesse, è di notte che ritornava quel bluesaccio di un vecchio spacciato a Milano e di notte ti accorgi che la piccola è cresciuta e avrebbe bisogno di te.
Small Rooms la notte ce l’ha dietro, l’ha già vista, troppe volte e la racconta, incastrato come una scheggia esplosa tra la notte scampata e l’attimo esatto in cui il giorno nuovo mette il piede in fallo e si svela in un ramo spezzato.
Un volo scuro.
Il primo.
L’attimo in cui la verginella rosa sente addosso gli occhi della bestia.
E gli sfugge.
“Sarà bello domani?”.

Se The Swindler era il braccio armato, Small Rooms è il mandante.

Registrato nel febbraio 2006 tra lo studio Blocco A di Giulio ragno Favero a Padova e il Natural Head Quarter di Ferrara, Small Rooms è il secondo album dei Super Elastic Bubble Plastic, trio mantovano che con la folgorante opera prima The Swindler si è guadagnato i gradi di rivelazione della scena indie italiana. Un esordio che spurgava rock’n’roll sporco e urgente, tutto rifferama e stop and go. Oggi tornano con quello che si è soliti definire un “disco di canzoni”. Piccole stanze, diverse nell’arredamento, nei colori, negli ospiti. Tutti dolenti e trapanati dalla vita. L’introspezione lascia lo spazio allo sguardo boomerang lanciato per strada, lasciato scomparire, atteso, ripreso e interrogato per leggere tra le piaghe della vita altrui le proprie.
Alle macchine c’è Giulio Ragno Favero, amico, produttore, suonatore e imprescindibile quarto uomo. Il basista.

Se The Swindler era il braccio armato, Small Rooms è il mandante.

E’ più lucido, spietato, colpevole. Spiazzante.
Le melodie usate come un piede di porco.
Una marcia di tank sul passato della band.
Echi degli Unwound del definitivo Leaves turn inside you nelle trame, dei Clikatat Ikatowi, nelle ritmiche marziali. Echi di Shellac, Rapement. Riverberi di Appleseed cast. Incubi Neurosis.
Il disco di una band che guarda dritto negli occhi.

Se The Swindler era il braccio armato, Small Rooms è il mandante.

Small Rooms non è accondiscendente, cresce ascolto dopo ascolto, è un attore consumato. L’identica passione, l’identico boato.
Dieci secondi di batteria prima del grido lancinante e inequivocabile contro Dio e le sue vie.
Poi la rabbia cieca diviene quella di un’adolescente di dieci anni fa e nulla attorno pare essere cambiato. Il nemico vero te lo porti dentro.
E ancora, sesso spudorato, chiesto e ottenuto, l’attesa fumata, l’immobilità, mai la resa, la dolcezza di un fratello, la gestazione infinita, la colpa di ognuno, la sconfitta di ognuno, il funerale senza lacrime dei parolai, una colonna sonora post-hardcore a Frisco, la follia, la grazia irrimediabilmente smarrita. Oh God!

Se The Swindler era il braccio armato, Small Rooms è il mandante.
cervello, silenzi ed esplosioni di crudezza, ritmica e vocalità, fuffa da spegnere e qualità da voler vivere.